Dettagli sullo sciopero della fame di Nabil Ahamjik nel carcere di Tangeri 2

Contesto dello sciopero della fame di Nabil Ahamjik nel carcere di Tangeri 2
La famiglia di Nabil Ahamjik, una delle figure di spicco tra i detenuti dell'”Hirak del Rif”, ha rotto il silenzio per chiarire le reali ragioni che hanno spinto il figlio a intraprendere uno sciopero della fame a tempo indeterminato all’interno del carcere locale di Tangeri 2. Questa uscita pubblica arriva in risposta al comunicato diffuso dall’amministrazione penitenziaria, con la famiglia che ribadisce come tale gesto non riguardi privilegi speciali, ma sia un grido di protesta contro quello che hanno definito un “ostacolo al suo percorso accademico”.
Esigenze accademiche, non privilegi carcerari
La famiglia di Ahamjik ha sottolineato che la stesura di una tesi di dottorato richiede condizioni particolari di concentrazione e ricerca, attualmente assenti nelle sue condizioni di detenzione. Hanno fatto notare che le proposte dell’amministrazione penitenziaria, tra cui l’assegnazione di una cella singola, non soddisfano le reali necessità della ricerca accademica. Al contrario, hanno proposto l’utilizzo di stanze libere nel reparto infermeria, rimaste inutilizzate dal 2020, che potrebbero offrire un ambiente più consono al lavoro scientifico.
Rifiuto del trasferimento e richiesta di dialogo
In merito alla proposta di trasferimento presso un istituto penitenziario vicino a Rabat, la famiglia ha espresso il proprio dissenso, sostenendo che ciò raddoppierebbe le sofferenze del detenuto e della sua famiglia proveniente da Al-Hoceima, complicando ulteriormente la sua posizione accademica. La famiglia ha ribadito che la richiesta principale è la creazione di una formula pratica che gli garantisca di proseguire la sua ricerca scientifica in condizioni umane e legali conformi agli standard in vigore.
Avvertimenti sul deterioramento della salute
In conclusione, la famiglia ha rivolto un appello esplicito alla direzione del carcere di Tangeri 2 e alla Delegazione generale per l’amministrazione penitenziaria e il reinserimento, affinché aprano canali di dialogo diretto con Nabil Ahamjik per ascoltare le sue istanze. Hanno infine ritenuto le autorità competenti pienamente responsabili della sua incolumità fisica e salute, alla luce della prosecuzione dello sciopero della fame e delle gravi complicazioni mediche che ne potrebbero derivare.





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