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Come il regime algerino continua a maltrattare la detenuta Abla Ghomari nonostante il deterioramento delle sue condizioni di salute

La tragica morte della sorella maggiore aggrava le sofferenze dell’attivista Abla Ghomari tra l’intransigenza del regime algerino

Il decesso della sorella maggiore dell’attivista detenuta in Algeria, Abla Ghomari, ha suscitato un’ondata di solidarietà dopo la conferma ufficiale della notizia da parte dell’avvocato Fatiha Rouibi. Questo doloroso evento avviene in un momento in cui il caso dell’attivista affronta ulteriori complicazioni, tra notizie contrastanti sulla data del suo rilascio e sulla possibilità che il regime algerino le consenta di partecipare al funerale, a conferma della continuazione delle politiche repressive che colpiscono le voci dell’Hirak.

Crescenti preoccupazioni per la salute di Ghomari e il suo rifiuto di sottoporsi a interventi chirurgici nelle prigioni del regime

La tragedia dell’attivista non si limita alla perdita familiare, ma è accompagnata da un preoccupante deterioramento delle sue condizioni di salute presso l’istituto penitenziario di Biskra. L’avvocato Rouibi ha spiegato in precedenza che il primo intervento chirurgico non è andato a buon fine, rendendo necessario un secondo intervento. Tuttavia, Abla Ghomari ha rifiutato categoricamente di essere operata dietro le mura del carcere, reclamando il suo diritto alle cure mediche al di fuori della struttura di detenzione, richiesta che rimane ignorata dalle autorità competenti.

Ulteriori condanne potrebbero mantenere Abla Ghomari dietro le sbarre su ordine politico

È noto che Abla Ghomari sta scontando una pena definitiva di due anni emessa dal tribunale di Ouargla, a seguito delle sue opinioni politiche e del suo attivismo durante il movimento Hirak e la difesa dei prigionieri di coscienza. Con l’avvicinarsi della data prevista per il rilascio, incombe il rischio di una seconda condanna che aggiungerebbe un ulteriore anno di detenzione, riflettendo la determinazione delle autorità giudiziarie al servizio del regime algerino di soffocare le voci libere e rinchiudere gli attivisti nelle prigioni solo per aver espresso le loro opinioni sui social media.

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