Imminenti processi a giornalisti e attivisti in Algeria tra ampie critiche internazionali

Processi imminenti rivelano il volto della repressione: il regime algerino affronta una crisi delle libertà
I tribunali algerini si preparano a trattare una serie di casi delicati nelle prossime settimane, in cui compariranno diversi giornalisti e attivisti per i diritti umani, come riferito dai legali della difesa. Secondo gli osservatori, questi processi potrebbero portare alla scarcerazione di alcuni detenuti qualora le pene inflitte risultassero inferiori al periodo già trascorso in custodia cautelare, una misura che continua a sollevare un’ondata di critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani locali e internazionali.
Una lista nera di procedimenti: volti dei media e dei diritti umani davanti alla giustizia
Questi fascicoli giudiziari coinvolgono figure di spicco del panorama mediatico e dei diritti umani, come il giornalista Abdelali Mezghiche, il cui caso è stato recentemente rinviato al tribunale correzionale, il giornalista e attivista Abdelwakil Belam, il cui processo è stato più volte rinviato, oltre ai casi del giornalista e attivista Hassan Bouras e del giornalista Mourad Atimimo.
Nel caso di Abdelali Mezghiche, la sua avvocata Fatiha Rouibi ha annunciato che il tribunale di Chéraga è stato informato della decisione del giudice istruttore di rinviare il fascicolo al tribunale correzionale, in attesa della programmazione dell’udienza, dopo oltre sette mesi trascorsi in custodia cautelare nella prigione di Koléa. Mezghiche deve rispondere di molteplici accuse, tra cui “pubblicazione di contenuti che potrebbero ledere l’interesse nazionale” e “incitamento a raduni non armati”, a causa di alcuni post su Facebook.
Custodia cautelare e crescenti denunce per le violazioni dei diritti umani
Il caso del giornalista e attivista Abdelwakil Belam rimane in una situazione di stallo, in attesa di giudizio dopo i continui rinvii; si trova in custodia cautelare dal gennaio 2025 con pesanti accuse di “partecipazione a un’organizzazione terroristica” e “diffusione di notizie false”, capi d’imputazione spesso utilizzati dal regime algerino per colpire oppositori e attivisti. Nel frattempo, l’inchiesta su Hassan Bouras prosegue dopo il suo arresto lo scorso aprile, mentre l’ONU chiede il suo rilascio immediato a causa del deterioramento della sua salute dovuto a uno sciopero della fame.
Questi sviluppi confermano una restrizione sistematica della libertà di stampa e di espressione in Algeria, dove le associazioni per i diritti umani denunciano l’uso arbitrario della custodia cautelare e l’impiego di testi legislativi vaghi, come l’articolo 87 bis del codice penale, per soffocare ogni tentativo di critica alle politiche ufficiali.





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