Intelligence egiziana nei guai dopo la condanna in contumacia di 3 ufficiali per l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni

Condanna in contumacia per tre funzionari della sicurezza egiziana a Roma
La Corte d’Assise di Roma ha condannato lunedì tre funzionari della sicurezza egiziana a 10 anni di reclusione in contumacia. La condanna giunge in seguito al loro coinvolgimento nel sequestro, nella tortura e nell’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni al Cairo nel gennaio 2016, un caso che ha avuto una vasta risonanza internazionale e ha puntato i riflettori sulle politiche del regime egiziano verso gli oppositori.
Da parte loro, le autorità egiziane hanno ripetutamente negato qualsiasi responsabilità dei propri servizi di sicurezza, attribuendo l’accaduto, nelle prime fasi delle indagini, a una banda di cinque persone, sostenendo di aver trovato in loro possesso oggetti appartenenti alla vittima prima che venissero successivamente eliminati.
Dettagli della sentenza e accuse agli ufficiali
La sentenza emessa dal giudice italiano riguarda il maggiore Magdi Sharif dell’Intelligence Generale egiziana, il colonnello Hisham Helmi e l’ex capo della polizia investigativa del Cairo, il colonnello Athar Kamal. Gli imputati sono stati accusati di “sequestro di persona pluriaggravato” nei confronti del ricercatore, che stava preparando una tesi di dottorato presso l’Università di “Cambridge” sui sindacati, argomento considerato sensibile dai circoli di sicurezza egiziani.
Percorso del caso e retroscena della crisi
Il caso risale al 25 gennaio 2016, data della scomparsa di Regeni. Il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio sulla strada desertica “Cairo-Alessandria”, con evidenti segni di tortura. La versione egiziana su una banda criminale è stata respinta categoricamente dalla procura italiana.
Il caso si è trasformato in una grave crisi diplomatica. Nel dicembre 2020 la procura italiana ha formalizzato le accuse, mentre quella egiziana chiudeva il fascicolo. Nell’ottobre 2021 è iniziato il processo in contumacia, basato sulle testimonianze di detenuti che erano stati reclusi nella stessa stanza della vittima prima della sua morte.
Implicazioni future ed escalation legale
Per quanto riguarda il futuro del caso, gli esperti legali ritengono che l’Italia potrebbe presentare una richiesta formale di estradizione. Tuttavia, gli stessi esperti escludono una risposta positiva da parte egiziana, poiché la Costituzione vieta l’estradizione dei cittadini, lasciando gli imputati soggetti a mandati di cattura internazionali tramite Interpol.



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