Detenuto marocchino nel carcere di Cerialdo stupisce: rifiuta di uscire dopo aver scontato la pena

Un caso singolare nel carcere di “Cerialdo” solleva polemiche
L’istituto penitenziario “Cerialdo” di Cuneo, nel nord-ovest dell’Italia, è stato teatro di un episodio singolare che ha destato stupore nell’opinione pubblica e nei media locali: un detenuto di nazionalità marocchina si è rifiutato di lasciare il carcere nonostante avesse terminato di scontare la sua pena.
Secondo quanto riferito dal sindacato della polizia penitenziaria (OSAPP) e riportato dal sito “Cuneodice”, il detenuto ha dato vita a una protesta insolita, urlando, lanciando oggetti e ostacolando i corridoi, implorando il personale: “Non scarceratemi”.
Le motivazioni del detenuto: lo spettro dell’emarginazione
L’uomo ha giustificato il suo rifiuto di tornare libero citando l’assenza di condizioni di vita dignitose fuori dal carcere. È privo di un permesso di soggiorno (Permesso di soggiorno), non ha una casa né un lavoro fisso e non possiede alcuna rete familiare o di supporto in Italia.
Per il detenuto, la scarcerazione equivale all’abbandono in strada. Ha inoltre lasciato intendere che, se costretto, potrebbe commettere nuovi reati solo per far ritorno in carcere e avere un tetto e del cibo.
Le reazioni sindacali e il nodo della riabilitazione
L’episodio ha suscitato reazioni tra le sigle sindacali. Il segretario generale dell’OSAPP, Leo Beneduci, ha dichiarato che il fatto riassume i paradossi del sistema carcerario italiano: il sistema di riabilitazione è inefficace quando un detenuto preferisce la cella alla “libertà” a causa della mancanza di alternative sociali e legali.
La vicenda accende i riflettori sulla sofferenza silenziosa dei migranti che, al termine della pena, si ritrovano di fronte all’ignoto e alla totale marginalizzazione, per la mancanza di meccanismi concreti per il loro reinserimento nella società.





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