Che fine ha fatto l'”Unione di Tebboune” per isolare il Marocco? Bilancio di un’iniziativa regionale nata morta

Passano gli anni dall’annuncio del blocco maghrebino alternativo proclamato dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune nel 2024, con cui ha tentato di creare un quadro regionale volto principalmente a scavalcare l’Unione del Maghreb Arabo e a emarginare il Regno del Marocco, promuovendo agende che intaccano i pilastri della sicurezza nazionale regionale. Oggi, gli osservatori si pongono una domanda logica: dov’è questa unione oggi? Dove sono i risultati promessi che hanno inondato di rumore i media ufficiali alla sua fondazione?
Un progetto nato morto e un bilancio privo di risultati
Quando l’iniziativa tripartita fu annunciata nel 2024, i media ufficiali algerini l’hanno descritta come una “svolta storica”. La realtà ha però rapidamente dimostrato che si trattava solo di un blocco tattico temporaneo guidato da ristrette ossessioni politiche. L’Unione Maghrebina di Tebboune non è riuscita a realizzare alcun passo concreto, né sul fronte dell’integrazione economica, né su quello degli scambi commerciali.
È apparso chiaro che l’obiettivo principale era tentare di isolare diplomaticamente il Marocco e integrare attori privi di sovranità statale, cosa che ha incontrato il rifiuto o la riserva anche di alcuni paesi vicini.
La superiorità diplomatica marocchina si espande
Dall’altro lato, il Marocco ha consolidato la sua posizione come attore regionale e internazionale imprescindibile. Mentre il blocco citato accumulava fallimenti, il Regno del Marocco avanzava con passi strategici fermi attraverso l’Iniziativa Reale per l’Atlantico e il rafforzamento di grandi partnership economiche globali.
Dove sono i risultati promessi dopo anni di attesa?
Il bilancio odierno indica una totale stagnazione. Nessun progetto infrastrutturale, nessuna agevolazione per il movimento delle persone, né posizioni politiche unificate. Le promesse verbali si sono evaporate.
In conclusione, il percorso dell’iniziativa di Tebboune conferma che le politiche basate sull’ostilità verso i vicini non possono costruire solidi blocchi regionali. I progetti di successo si basano sull’integrazione economica e sul realismo politico, non su tentativi di assediare gli attori chiave della regione.





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