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Algeria: Il movimento «MAK» accusa il regime algerino di fabbricare scenari per nascondere il fallimento delle elezioni legislative

Accuse reciproche sullo sfondo delle elezioni legislative

Il Movimento per l’Autodeterminazione della Cabilia (MAK) ha dichiarato che il regime algerino continua a seguire la politica di attribuire le responsabilità del fallimento nel convincere i cittadini a partecipare alle elezioni legislative al movimento stesso e al Regno del Marocco, nel tentativo costante di nascondere le carenze interne e le crisi strutturali.

Questa dichiarazione fa seguito ai rapporti dei media ufficiali in Algeria che hanno rivolto accuse al movimento per l’indipendenza della Cabilia, sostenuto dal Marocco, di pianificare il disturbo delle consultazioni elettorali tramite l’arresto di persone descritte come elementi criminali.

Scenari per coprire le crisi interne

In una dichiarazione, Aksel Bellabaci, leader del MAK, ha sottolineato che il ricorso del regime algerino a simili scenari è diventato un’abitudine ricorrente, utilizzata ogni volta che le pressioni interne aumentano. Ha osservato che queste mosse sono giunte dopo il clamoroso fallimento delle autorità nel convincere la popolazione della Cabilia a votare.

Il responsabile ha aggiunto che questo stallo coincide con varie ripercussioni sociali e sportive, ribadendo che la popolazione della regione non ha bisogno di alcuna istigazione per boicottare le elezioni, poiché l’astensione è una scelta consueta da anni, chiaramente visibile nei seggi elettorali rimasti completamente vuoti.

“Propaganda mediatica” e strumentalizzazione del dossier estero

Riguardo all’accusa contro individui di nazionalità marocchina, il leader del MAK ha chiarito che si tratta di lavoratori comuni stabilitisi nella regione, conosciuti da tutti e senza alcun legame con attività politiche o di partito.

Bellabaci ha concluso sottolineando che la scelta di questi individui è stata effettuata in modo arbitrario per servire una propaganda mediatica mirata a far rivivere il tradizionale slogan sull’esistenza di parti interne ed esterne che minacciano la stabilità del paese; un ritornello ripetitivo, secondo le sue parole.

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