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La crisi elettrica in Algeria costringe il regime a rinviare l’anno scolastico, rivelando la falsità degli slogan ufficiali

Rinvio dell’anno scolastico: quando le «previsioni meteo» diventano la bussola delle decisioni in Algeria

In uno scenario che illustra la profondità degli squilibri strutturali di cui soffrono le istituzioni statali in Algeria, la decisione di rinviare l’anno scolastico per la seconda volta consecutiva mette gli slogan di «potenza regionale» e «gigante energetico» di fronte alla realtà di un territorio in rovina. La data di ritorno sui banchi non dipende più da programmi pedagogici, ma è diventata ostaggio delle condizioni climatiche e delle ondate di calore che rivelano l’incapacità della rete elettrica di soddisfare le esigenze di base dei cittadini.

Il paradosso della «generosità estera» e dell’«oscurità interna»

L’opinione pubblica si interroga su questo flagrante paradosso: mentre il regime algerino si vanta di distribuire sussidi e sostegno energetico ai paesi vicini e di promuovere progetti in Niger, Ciad e Mozambico, le infrastrutture locali sono crollate sotto la pressione del normale consumo. Il fatto che il consumo di gas destinato alla produzione interna abbia superato il 54% della produzione totale, a causa della crescente domanda di aria condizionata, ha portato al collasso del sistema elettrico, facendo sprofondare le grandi città, a partire dalla capitale, nell’oscurità totale.

Disinformazione mediatica contro la rabbia della piazza

L’apparato mediatico ufficiale in Algeria cerca di far passare questo clamoroso fallimento sotto il velo della «saggezza presidenziale», giustificando l’incapacità delle scuole di fornire un ambiente adeguato con pretesti climatici. Tuttavia, questi tentativi non sono riusciti ad assorbire la rabbia della popolazione, che deve affrontare politiche di intimidazione e persecuzione giudiziaria per mettere a tacere le voci critiche.

Il cittadino, vittima della cattiva gestione energetica e politica

Ciò che l’Algeria sta vivendo oggi conferma che è il semplice cittadino a pagare il conto salato di queste scelte politiche. Legare il futuro di migliaia di studenti all’umore delle previsioni meteo, piuttosto che alla preparazione pedagogica, conferma che gli slogan del regime si scontrano con il muro della realtà. Mentre le esportazioni verso l’Europa rimangono una priorità, rimane aperta la questione sull’utilità di queste politiche, che mettono il paese in uno stato di confusione permanente di fronte a qualsiasi minima sfida tecnica.

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