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Per timore di una ripresa del movimento popolare: Abdelmadjid Tebboune decide di annullare la preghiera del venerdì in Algeria

Le recenti decisioni delle autorità algerine, guidate dal presidente Abdelmadjid Tebboune, hanno scatenato forti polemiche in seguito all’imposizione di un divieto sulla preghiera del venerdì in Algeria. Dietro giustificazioni organizzative si celano crescenti timori per la sicurezza, legati alla possibilità che le riunioni religiose vengano sfruttate per riaccendere il Hirak popolare che ha messo a dura prova il regime.

I timori del potere per il ritorno delle proteste dalle moschee

I dati sul campo indicano che la decisione di annullare la preghiera del venerdì non è casuale, ma basata su rapporti di sicurezza che mettono in guardia dallo sfruttamento delle aggregazioni settimanali. Gli osservatori ritengono che il regime di Abdelmadjid Tebboune viva nel costante timore che i luoghi di culto diventino punti di partenza per nuove marce di protesta che richiedono un cambiamento politico radicale e il miglioramento delle condizioni socio-economiche.

La piazza algerina rifiuta le restrizioni sui riti religiosi

L’opinione pubblica ha espresso profonda rabbia, considerando che il divieto alla preghiera del venerdì oltrepassa le misure amministrative per costituire una chiara violazione della libertà di culto. Fonti locali confermano che la popolazione vede in questa decisione un tentativo scoperto di imbavagliare le voci e vietare ogni forma di assembramento, per paura di una mobilitazione collettiva che potrebbe sfociare in manifestazioni contro il regime.

Stretto controllo di sicurezza e timore di esplosione sociale

La decisione ha coinciso con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine attorno alle principali moschee. Gli analisti politici avvertono che proseguire con l’opzione securitaria e colpire i valori religiosi potrebbe rivelarsi controproducente, contribuendo ad aumentare la tensione popolare e ad accelerare l’esplosione sociale che le autorità cercano in ogni modo di evitare.

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