Le incendiarie dichiarazioni di Trump sullo Stretto di Hormuz accendono una nuova crisi con Teheran

Il presidente americano Donald Trump ha scatenato una nuova ondata di rabbia e provocazione a Teheran, a seguito dei suoi controversi accenni sulla possibilità di porre lo Stretto di Hormuz sotto la sovranità americana in caso di un eventuale scontro, cosa che i funzionari iraniani hanno considerato una palese violazione di una linea rossa strategica.
Risposta iraniana decisa ed escalation nel Golfo
Teheran non ha tardato a rispondere a queste insinuazioni. Il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha ribadito con tono severo che lo Stretto di Hormuz è stato storicamente, e rimarrà, puramente iraniano. Il funzionario ha chiarito che la decisione di aprire o chiudere l’importante passaggio marittimo rimane esclusivamente nelle mani di Teheran, sottolineando che il controllo di questo stretto strategico non può essere ottenuto tramite post sui social media, né attraverso portaerei o decreti presidenziali.
La Casa Bianca chiarisce: solo uno scherzo o un messaggio politico?
Nel tentativo di calmare le acque e contenere l’escalation diplomatica, il quotidiano «Wall Street Journal» ha citato un alto funzionario della Casa Bianca che ha confermato che le dichiarazioni di Trump non erano altro che uno “scherzo”, smentendo l’esistenza di qualsiasi discussione ufficiale o seria all’interno dell’amministrazione americana riguardo a piani per trasformare lo stretto in territorio statunitense.
Nonostante questo chiarimento, lo Stretto di Hormuz rimane un’importante carta di pressione strategica, dato che una percentuale enorme delle forniture globali di petrolio passa attraverso di esso. Con lo scoppio delle recenti crisi, Teheran ha stretto la morsa nella regione, mentre Washington ha risposto inasprendo il blocco imposto ai porti iraniani.
La posizione di Washington sul dossier nucleare e sui prezzi del petrolio
Da parte sua, il presidente americano ha avanzato le tradizionali giustificazioni per le operazioni militari, considerandole un passo necessario e inevitabile per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari, nonostante le dirette ripercussioni economiche che hanno portato a un aumento dei prezzi del petrolio di oltre il 35 percento rispetto al periodo pre-crisi.
In questo contesto, il vicepresidente americano, JD Vance, ha confermato che l’amministrazione statunitense sta lavorando duramente per raggiungere due obiettivi principali: mantenere la stabilità dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali a livelli bassi e troncare definitivamente qualsiasi tentativo iraniano di possedere capacità nucleari.




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