Ouahbi chiarisce le condizioni del Marocco per il rimpatrio delle salme dei migranti da Ceuta

Una posizione marocchina ferma sul fascicolo delle salme
In dichiarazioni che fanno luce sulle complessità del dossier migratorio tra il Marocco e la Spagna, il Ministro della Giustizia, Abdellatif Ouahbi, ha affermato che il Regno del Marocco non rifiuta di accogliere le salme dei propri cittadini deceduti durante i tentativi di migrazione verso la Ceuta occupata, ma mantiene una rigorosa posizione giuridica che respinge la consegna di qualsiasi corpo senza dati precisi e procedure chiare che garantiscano l’identificazione e la comprensione delle circostanze del decesso.
Richiesta di un accordo globale invece di un approccio frammentario
Ouahbi ha spiegato, in un’intervista ai media, che la gestione della crisi migratoria non può essere ridotta a transazioni sparse o fascicoli isolati. Il ministro ha invocato un accordo globale che regoli minuziosamente lo status dei migranti vivi, dei minori e il processo di rimpatrio delle salme, ritenendo che il trasferimento di corpi non identificati apra la strada a problemi legali e umanitari complessi.
Requisiti tecnici e legali per il recupero delle vittime
Il Ministro della Giustizia ha sottolineato che le autorità marocchine considerano prioritario ricevere rapporti medici e dati documentati sull’identità di ogni defunto. Ha affermato che la cooperazione bilaterale con la parte spagnola richiede lo scambio di informazioni trasparenti e verificate, piuttosto che il semplice trasferimento delle salme ai valichi di frontiera senza un chiaro fondamento legale.
Il legame tra il dossier delle salme e la crisi dei minori
Ouahbi ha collegato questo tema alla questione dei minori marocchini presenti a Ceuta, criticando l'”approccio frammentario” della parte spagnola. Il ministro ha assicurato che il Marocco è pienamente pronto ad accogliere i minori e a inviare mezzi di trasporto dedicati, a condizione di un accordo preventivo sulla loro identità e sulla documentazione procedurale. Il processo di verifica è essenziale, dato che molti dei presenti a Ceuta non possiedono la nazionalità marocchina.
Contesto della controversia recente
Queste dichiarazioni giungono in un momento delicato, in seguito ai ritardi nella consegna della salma del giovane marocchino Mohamed Said Arif, di 21 anni, al confine. Nonostante le voci su procedure completate, la posizione di Rabat è rimasta ferma: i responsabili marocchini rifiutano di derogare alle procedure legali adottate, sottolineando che ogni negligenza in questo dossier non giova agli interessi umanitari né legali delle vittime e delle loro famiglie.





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