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«Scene apocalittiche»: Ecco come vivono gli abitanti delle province algerine sotto il peso degli incendi

Intensificazione degli incendi e minaccia alle aree residenziali

L’incubo degli incendi boschivi torna a oscurare lo scenario algerino, con un improvviso aumento delle temperature che ha esteso le fiamme fino alle porte delle zone abitate. Testimonianze dal campo riferiscono che il fuoco non è più limitato alle foreste, ma minaccia vite, proprietà e bestiame, arrivando a colpire infrastrutture vitali, inclusi ospedali nella provincia di Jijel.

Carenza di mezzi e interrogativi sulla mancata assistenza aerea

Le squadre della protezione civile stanno tentando disperatamente di contenere oltre 147 focolai, con particolare attenzione alla foresta di Taksena. In condizioni descritte come «estremamente difficili», i vigili del fuoco sono costretti a fare affidamento su mezzi rudimentali, sollevando polemiche per l’assenza di supporto aereo. Mentre le autorità giustificano il fatto con le condizioni meteorologiche, gli osservatori ritengono che la situazione rifletta il degrado del sistema tecnico di intervento.

Oscuramento mediatico e controllo della narrativa ufficiale

In uno sviluppo significativo, le autorità sono state accusate di aver imposto un rigido oscuramento mediatico, ordinando ai giornali locali di evitare di trattare le tragedie vissute nelle regioni della Cabilia. Il governo si è limitato a strumentalizzare le visite ministeriali a fini propagandistici, nel tentativo di coprire la reale portata della catastrofe, ormai al centro dell’attenzione mediatica internazionale, una mossa che gli attivisti considerano un tentativo di evitare tensioni sociali.

Richiesta di dichiarare le «zone disastrate» e bilancio delle vittime

Sul piano politico, il Partito dei Lavoratori ha lanciato l’allarme, chiedendo di dichiarare le aree colpite «zone disastrate» per snellire l’iter burocratico e facilitare i risarcimenti. Il partito ha espresso dubbi sulla natura simultanea degli incendi in province distanti come Béjaïa, Costantina e Tizi Ouzou. Mentre il bilancio ufficiale parla di 12 morti, rapporti locali e fonti vicine alle comunità colpite indicano che il numero reale delle vittime potrebbe superare i 150, con ingenti danni materiali ancora in fase di valutazione.

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