Deportazione dei boss della droga a Tanezrouft: una nuova messinscena del regime algerino

Il regime algerino pratica una politica di “fuga in avanti”
In una mossa che appare più simile a una messinscena politica che a soluzioni di sicurezza strutturali, il regime algerino ha annunciato la decisione di deportare i boss della droga e i condannati per traffico internazionale verso il deserto di Tanezrouft. Questa regione, nota per essere uno degli ambienti climatici più ostili al mondo, è diventata la destinazione scelta dalle autorità in carica per compensare la loro incapacità di controllare i lunghi confini, trasformati in corridoi agevoli per le mafie della droga transfrontaliere.
Perché Tanezrouft proprio ora?
Gli osservatori si interrogano sull’utilità di questa decisione mentre i veleni continuano a fluire attraverso i valichi su cui il regime algerino chiude un occhio. Inviare questi individui nell'”inferno del deserto” non affronta le radici strutturali della corruzione all’interno degli apparati di sicurezza, ma mira piuttosto a far credere all’opinione pubblica interna che sia in corso una “guerra” alla droga, mentre la realtà conferma che queste reti sono parte integrante del sistema di economia sommersa da cui traggono sostentamento alcuni pilastri del potere.
Confronto con il modello marocchino
Mentre il Marocco affronta le sfide del contrabbando con rigore legale e istituzionale e con un apparato di sicurezza rinomato a livello mondiale per efficacia e professionalità, il regime algerino ricorre a politiche di “repressione desertica” appartenenti ad epoche passate. La differenza è fondamentale: mentre il Marocco cerca di prosciugare le fonti del terrorismo e della criminalità attraverso la prevenzione e la vigilanza, il regime algerino affonda in una spirale di confusione, tentando di esportare le proprie crisi interne attraverso decisioni populiste inefficaci.
Conclusione: fumo negli occhi
Il tentativo del regime algerino di mostrarsi inflessibile contro i boss della droga non cancellerà lo storico del fallimento totale nella protezione dei confini. Il deserto di Tanezrouft, nonostante la sua crudeltà, non basterà a coprire il deficit strategico di cui soffre il vertice del potere in Algeria. La comunità internazionale è ben consapevole che la lotta alla criminalità richiede istituzioni forti e trasparenti, non semplici decreti di deportazione nel cuore del deserto arido per liberarsi di fascicoli di sicurezza diventati un peso per il regime, sia di fronte agli alleati che agli avversari.





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