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Attivista marocchino coinvolge la sicurezza algerina in una campagna di arresti a causa di un «tranello»

Un tranello digitale scuote l’opinione pubblica

In un bizzarro episodio circolato sui social media, un attivista marocchino ha dichiarato di essere riuscito a ingannare i servizi di sicurezza algerini, causando una vasta campagna di arresti che ha colpito decine di cittadini algerini. La vicenda ha avuto inizio quando l’attivista ha pubblicato una lista di numeri di telefono, spacciandoli per i suoi contatti segreti in Algeria, mentre si trattava in realtà di persone che lo insultavano regolarmente a causa delle sue posizioni politiche.

Dietro le quinte dello «scherzo» diventato caso pubblico

L’attivista, Anas Lnbachi, ha spiegato in un video su Facebook che quei numeri appartenevano a soggetti che lo tormentavano con messaggi e chiamate ostili. Ha quindi deciso di sfruttare questo «fastidio» per denunciare quella che ha definito la confusione dei servizi di sicurezza. In precedenza, l’attivista aveva pubblicato l’immagine dell’elenco con un commento sarcastico, definendoli «informatori che gli passano notizie esclusive contro il regime», informazione che le autorità algerine avrebbero preso sul serio.

Implicazioni di sicurezza e accuse di «spionaggio»

Secondo le informazioni trapelate, le autorità algerine hanno trattato il post come una vera fonte di intelligence, procedendo all’arresto delle persone i cui numeri erano presenti nella lista con l’accusa di «spionaggio per il Makhzen». L’attivista ha avvalorato la sua tesi pubblicando uno screenshot di un notiziario di una rete algerina internazionale che parlava di arresti per spionaggio, sollevando seri interrogativi sull’accuratezza dei meccanismi di intelligence nel gestire la disinformazione online.

Reazioni

L’incidente ha suscitato sdegno e stupore tra gli utenti del web, che vedono nel cadere vittima di un «post di Facebook» il segnale di un evidente disordine nei servizi di sicurezza. Gli osservatori ritengono che questo fatto apra un dibattito sui rischi di accuse avventate e arresti basati su dati digitali non verificati, un comportamento che rischia di compromettere la reputazione delle istituzioni preposte alla sicurezza.

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