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L’aumento record dei prezzi di frutta e verdura mette a dura prova il potere d’acquisto delle famiglie algerine

Le famiglie algerine affrontano un’ondata di rincari senza precedenti sui prezzi di frutta e verdura, una crisi che ha spinto i beni di prima necessità a livelli record, superando il potere d’acquisto di ampie fasce della popolazione. Questa crisi non riguarda solo prodotti importati o stagionali, ma si estende a ortaggi che dovrebbero essere coperti interamente dalla produzione locale, sollevando seri interrogativi sull’efficacia della pianificazione agricola, sull’elevato costo dei fattori di produzione e sui limiti delle politiche restrittive sulle importazioni.

Numeri record che gravano sui consumatori e svelano il fallimento della pianificazione

Nei mercati al dettaglio, il prezzo del finocchio ha raggiunto circa 190 dinari algerini, le melanzane 170 dinari e i peperoni 150 dinari al chilo. Il pollo ha toccato quasi 500 dinari al chilo, aggiungendo ulteriore pressione sul paniere quotidiano. Per quanto riguarda la frutta, uva e nettarine hanno raggiunto i 450 dinari, le pere 500 dinari, mentre le mele sono volate a 600 dinari al chilogrammo.

Fragilità del sistema agricolo e conseguenze delle politiche di importazione

I dati indicano che questi prezzi elevati non sono semplici fluttuazioni di mercato, ma evidenziano un divario strutturale tra produzione, distribuzione e domanda. L’Algeria ha puntato per anni sulla riduzione delle importazioni senza creare alternative locali valide. Esperti del settore attribuiscono questa impennata all’aumento dei costi di fertilizzanti e sementi, alla mancanza di una pianificazione adeguata e al disimpegno di alcuni agricoltori, elementi che creano scarsità e alimentano la speculazione.

Ripercussioni delle crisi diplomatiche e restrizioni commerciali

Il regime algerino persiste in una politica severa di razionalizzazione delle importazioni. Sebbene presentata come misura per ridurre la bolletta delle importazioni, tale politica si è rivelata onerosa in assenza di alternative interne. Persino per frutti come le banane, i prezzi hanno subito forti rialzi a causa delle regole sulle importazioni e delle tensioni diplomatiche orchestrate dal regime con vari partner commerciali, le quali hanno comportato restrizioni bancarie e commerciali che hanno colpito direttamente le catene di approvvigionamento e la stabilità dei mercati nazionali.

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